December 7th, 2010

UEP

Capitolo 11 - Il nuovo nel vecchio


Barrìo de Lavapiès, Madrid (particolare)
Credits: Stefano Pizzetti

 
Warning: cronologicamente parlando, questo capitolo anticipa il precedente di un paio di giorni.


11


Il nuovo nel vecchio

Barcellona ha nel DNA il recupero di tutto ciò che è obsoleto.
Sarà per via del suo essere, dal punto di vista urbanistico, l'equivalente di un figlio andato via di casa presto per sfuggire alle grinfie di una famiglia oppressiva; sarà perché è una città borghese, piuttosto lontana da qualsiasi schema spagnolo; sarà, semplicemente, perché si tratta di una città sveglia ma ha capito da sempre che se un edificio non serve più è molto meglio riciclarlo.
E riciclarlo come spazio pubblico.
Volevo dire questo al sindaco di Barcellona che era seduto proprio di fronte a me, il giorno seguente la corrida de la prensa, ma lui ormai aveva innestato il pilota automatico, recitando a macchinetta il discorso per il quale (c'era da scommetterlo) aveva rinunciato ad una discreta fetta di ore di sonno.
E io ero fin troppo stordito per pensare sul serio a un modo per fermarlo, preferendo annuire meccanicamente e continuare a pensare agli affari miei.
Che poi tanto miei non erano, dato che riguardavano la questione abolizione.

Barcellona è una città che è stata appena sfiorata dal Barocco.
I grandi cambiamenti nel tessuto cittadino sono avvenuti in altri momenti, e sono stati conditi da una forte smania indipendentista.
Per questo, già agli inizi del '900, Hemingway poteva rilevare lo scarso attaccamento dei catalani all'afición.
Vista nella loro ottica, quindi, l'abolizione delle corride non era un fatto così epocale, come non era un fatto così epocale prendere la plaza de toros e trasformarla in altro.
Fu con una certa dose di orgoglio che mi ero premurato, nei mesi precedenti, di dare forma a questo altro, come provvidi a spiegare al sindaco quando venne il mio turno di parlare.
A questo, naturalmente, seguì anche il turno di spiegare perché diamine mi fossi fatto dedicare un toro da Benfante, se proprio ci tenevo così tanto alla causa abolizionista, e lì fu più difficile trovare una risposta soddisfacente.
Prima di tutto l'idea non era stata mia; e in secondo luogo, non conoscendolo, non avevo idea del perché avesse scelto proprio me.
O, meglio, lo sapevo, ma non riuscivo a capire se si fosse trattato di un piano messo in piedi con accuratezza o di una serie di coincidenze sfruttate ad arte.
Se fosse stato fatto per dichiarare guerra agli anti o se fosse stato solo un capriccio.
In buona sostanza, si trattava di una questione che non potevo risolvere io, non senza aver interpellato prima Manuel e Felipe.
Ma incontrare i fratelli Benfante era l'ultima cosa che il sindaco di Barcellona voleva.
 

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