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23 May 2011 @ 10:45 pm
"Ognuno ha il suo toro."  
"Ovviamente, la televisione italiana non trasmetteva corride e in libreria poi non si trovava nulla. Nulla che non fosse Hemingway, certo. C’erano i suoi vibranti racconti, c’era Fiesta e c’era Morte nel pomeriggio. Ma nient’altro. Il libro di Lapierre e Collins sul Cordobés – l’unico altro tradotto in Italia – era da un pezzo fuori commercio, mentre il capolavoro italiano, Volapié di Max David, era sepolto nelle biblioteche da decenni. Nessuno, almeno a Roma, sapeva nulla di corride. Tutti invece erano pronti a condannare. Capire seriamente qualcosa era un’impresa. Scrivere un giorno di tori, allora, era già un dovere."
 
"E ora che quel dovere è compiuto non resta che partire ancora, ricominciare tutto di nuovo, cercare una volta in più una verità irragiungibile, la verità irragiungibile della corrida, la verità irragiungibile del nostro mondo. Non resta che inseguire di nuovo il nostro torero o il nostro toro e soprattutto ricordarsi sempre quel che gli interpreti più appassionati non si stancano di ripetere. “Ognuno ha il suo toro”, ognuno ha la sua sfida da portare avanti, una sfida che non ha fine e non si esaurisce se non nella sfida quotidiana, reiterata costantemente, alle proprie paure e alle proprie debolezze. Saremo pronti a ripartire sempre, insomma. Perché la stagione dei tori non finisce mai."

Io non lo sapevo spiegare il perché di tutto questo.
Cercavo le parole ma non mi uscivano fuori quelle giuste.
Sapevo che l'idea era quella, ma non mi usciva bene come spiegarla, come farla capire agli altri.
C'è chi l'ha fatto per me e meglio di me, e non posso che condividerlo con voi e ringraziare. 
 
(Matteo Nucci, sul blog "Alle cinque della sera", a proposito del romanzo nuovo "Il toro non sbaglia mai".)